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Oct 04 2011

La fotografia Macro

Fotografare in Macro

Siete affascinati dai dettagli microscopici che neanche l’occhio umano riesce a vedere e non siete in grado di ottenere dei risultati tali da soddisfare questa vostra curiosità? Ecco una guida pratica con tutorial che svela alcuni trucchi per ottenere il massimo dai vostri scatti in modalità macro, ossia una delle modalità che a mio parere suscita il maggior fascino.

Macro fiore viola

La modalità Macro

Partiamo dalla definizione formale: si parla di fotografia macro quando l’immagine proiettata sul sensore della fotocamera è delle stesse dimensioni del soggetto. Per fotografia Macro si intende quindi quella particolare modalità di scatto che permette di immortalare da molto vicino il soggetto scelto.
Si tratta di scattare un’immagine che punta ad evidenziare i particolari dell’oggetto da noi scelto con un rapporto di ingrandimento 1:1.

Nelle fotocamere compatte di più recente concezione questa funzionalità si attiva automaticamente quando il soggetto scelto risulterà essere talmente vicino da richiedere tale modalità.
Al contrario di quanto si possa pensare, questa particolare modalità di ripresa, offerta ormai dalla quasi totalità delle fotocamere in commercio, riesce a dare ottimi risultati anche con macchine fotografiche compatte o bridge. Se l’auto attivazione della modalità macro non è presente, basta selezionare manualmente tale modalità che è messa a disposizione sotto alla classica immagine stilizzata del fiore tulipano.

Icona macro sulla fotocamera

Esempio delle possibilità offerte da una macchina non professionale in modalità macro è la seguente immagine: questa foto l’ho scattata con l’ormai scomparsa Nikon Coolpix 4300 quando ancora non esistevano i concetti di macchine digitali compatte o bridge!

Macro di un fiore viola

La seguente immagine è stata invece scattata con la mia vecchia bridge Canon PowerShot S3 IS: Anche in questo caso la resa della foto in modalità macro resta ugualmente ottima.

Macro di una larva di farfalla su corteccia

L’obiettivo giusto

Il discorso si fa più complicato quando si parla di fotografia macro applicata al mondo delle fotocamere reflex. Per ottenere infatti dei risultati concreti e proporzionati alle possibilità che il sensore della reflex può offrire, se possibile si ha la necessità di adottare degli obiettivi macro.
La differenza fra un obiettivo macro ed uno “normale”, sta nel fatto che quello macro è progettato in un modo differente da quello non macro.

Entrando più nello specifico un obiettivo macro privilegia la nitidezza dell’immagine e la riduzione della distorsione introdotta dalla lente. Al contrario un obiettivo classico punta solitamente a privilegiare la massima luminosità e quindi alla massima apertura del diaframma.
Non a caso infatti un obiettivo macro viene solitamente usato a valori di diaframma piuttosto chiusi, e viene progettato per offrire la massima nitidezza da f/8 a f/16; valori a cui obiettivi come il classico super luminoso 50mm da f/1.4 già soffre di difetti di diffrazione.
Va specificato però che la maggior parte degli obiettivi zoom marchiati come macro hanno un rapporto di ingrandimento medio di solo 1:3. I migliori obiettivi per macro sono sicuramente quelli a focale fissa, ovvero senza la capacità di zoom.
In ogni caso gli obiettivi zoom macro hanno sul barilotto scritta la distanza minima di messa a fuoco in modalità macro, nell’immagine seguente sono 35cm, ovvero 1,2ft (piedi).

Distanza scatto in modalità macro scritta sul barilotto

Per la scelta dell’obiettivo bisogna poi prestare attenzione al genere di fotografia macro che si desidera fare. Se l’intenzione è quella di una fotografia macro applicata a soggetti difficili come insetti o animali, è d’obbligo riuscire a cogliere l’attimo da distanze solitamente ragguardevoli. Si presenta quindi la non banale necessità di trovarsi il più lontano possibile dal soggetto in questione.
Per fotografie macro di questo genere è consigliato usare degli obiettivi a focale fissa da 150-200mm (o poco più). Nel caso in cui ci si possa avvicinare tranquillamente al soggetto gli obiettivi consigliati per simili riprese sono ottiche a focale fissa da 30 a 60mm.

Sconsiglio vivamente l’utilizzo di super teleobiettivi come i 600-800mm (o più) con l’idea di fare delle foto macro ben lontani dal fugace soggetto. Basta considerare che mediamente un super teleobiettivo ha una distanza minima di messa a fuoco di diversi metri. Paradossalmente si hanno maggiori possibilità di ingrandimento effettivo del soggetto con un 150mm a 1 metro dal soggetto piuttosto che con un un 800mm a 6-8 metri di distanza.

Lenti Close-UP

Le lenti Close-Up sono delle lenti addizionali che si antepongono all’obiettivo e che permettono di variare il rapporto tra distanza di messa a fuoco e il rapporto d’ingrandimento finale. Va specificato che in alcuni casi le lenti addizionali usate contemporaneamente possono essere più d’una, soluzione di utilizzo che consente di ottenere un vero e proprio minisistema ottico atto ad ottenere la migliore qualità possibile.
Limite più comune per questi sistemi basati su lenti addizionali è la scarsa qualità finale dell’ottica, qualità però spesso compensata dall’economicità e praticità d’uso di tale soluzione. Si parla quindi di soluzioni che consentono un maggiore avvicinamento al soggeto e quindi una diminuzione della distanza minima di messa a fuoco.

Lenti Close-Up

Lenti di questo tipo per il macro offrono svariati rapporti di ingrandimento: si parte dal più piccolo +1 fino ad arrivare al più grande +10. Maggiore è questo valore e maggiore sarà l’ingrandimento ottenuto. E’ ovviamente possibile utilizzarli in serie, uno davanti all’altro, per ottenere così l’ingrandimento desiderato.

Tubi di prolunga

Un tubo di prolunga macro è essenzialmente un tubo vuoto, quindi privo di lenti al suo interno, con le baionette per l’aggancio al corpo macchina della fotocamera reflex da un lato e sull’altro la baionetta per l’aggancio dell’obiettivo stesso.
Esistono principalmente due tipologie di queste prolunghe: tubi con trasmissione dell’AF (Auto Focus) e tubi senza tale caratteristica. I primi sono dei tubi predisposti naturalmente per interfacciare le due parti (corpo macchina e obiettivo) e quindi capaci di trasmetterne anche gli automatismi di Auto Focus presente nell’obiettivo o nel corpo macchina. La seconda tipologia di tubi non possiede questa caratteristica. L’utilizzo di tale prolunga su un obiettivo dotato di AF ne fa perdere tale peculiarità e si è obbligati alla messa a fuoco manuale.

Tubi di prolunga con AF da 31, 21 e 13 mm

Il concetto che sta dietro all’utilizzo di questi tubi di prolunga è che, allontanando l’obiettivo dalla fotocamera, si permette a quest’ultimo di mettere a fuoco ad una distanza inferiore rispetto a quella nominale indicata dalla casa costruttrice, ottenendo così un maggiore ingrandendo finale del soggetto inquadrato.
Questi tubi presentano diverse lunghezze che possono andare dai pochi millimetri fino anche a diverse decine di millimetri. Sono combinabili e quindi “sommabili” fra loro: ciò permette di ottenere una gamma più ampia dei rapporti di riproduzione.
Questa soluzione rende quindi possibile inquadrare, regolare la focale e misurare l’esposizione nelle migliori condizioni di luminosità, senza dover procedere alla chiusura manuale del diaframma prima dello scatto. Il tutto riuscendo a mantenere la stessa qualità e nitidezza offerta dall’obiettivo senza distorsioni introdotte da lenti aggiuntive.

Unico difetto di questo sistema è la perdita di luminosità dell’obiettivo che ovviamente varia in base alla lunghezza dei tubi usati. Questo fattore è però in parte compensato dalla possibilità di poter sfruttare direttamente l’esposimetro del corpo macchina.

Il costo di questi dispositivi varia in base alle sue caratteristiche e può andare da pochi euro per un tubo prolunga senza la trasmissione dei comandi AF (alla fine è solamente un tubo di plastica vuoto con due baionette agli estremi), fino a qualche centinaio di euro per i tubi con trasmissione degli automatismi all’obiettivo. Solitamente questi tubi vengono venduti in kit da 2 o più elementi ciascuno. L’immagine sopra mostra l’esempio di un kit after mark composto da tre elementi AF con lunghezze di 31mm, 21mm e 13mm dal costo di circa 100 euro.

Messa a fuoco manuale!

Di fondamentale importanza per lo scatto di un’immagine macro è la scelta del punto di messa a fuoco. E’ sempre bene scegliere una messa a fuoco di tipo manuale in modo da ottenere l’effetto nitido/sfocato come desiderato in partenza.

Messa a fuoco in modalità macro

Si deve quindi prestare molta attenzione al punto di messa a fuoco. Passare qualche minuto a ponderare sulla scelta di questo punto non sarà sicuramente tempo sprecato.

La profondità di campo

Proprio per le sue caratteristiche, ed in particolar modo per la sua vicinanza al soggetto, la fotografia di tipo macro rende praticamente impossibile ottenere un’immagine sempre a fuoco in tutta la sua superficie.

Macro di una mosca

Costante della fotografia macro è la limitata profondità di campo che si riesce ad ottenere. E’ quindi ovvio ed indispensabile riuscire a mettere a fuoco per intero il soggetto. Elementi situati anche solo ad un millimetro di distanza dal piano focale potrebbero facilmente risultare sfocati.

Macro di un'ape all'interno di un vaso

L’attrezzatura

Se si considera il fatto che parlare di foto macro spesso comporta l’utilizzo di diaframmi molto chiusi (da f/8 a f/16) e di esposizioni superiori al secondo, diventa imperativo ridurre al minimo le vibrazioni della fotocamera. La riduzione delle vibrazioni si possono ottenere in diversi modi.

La soluzione classica è mediante l’utilizzo di un buon cavalletto sul quale posizionare e fissare tutta l’attrezzatura. Il cavalletto consentirà di ridurre notevolmente il difetto introdotto del mosso, fattore sicuramente presente in una foto scattata a mano libera.

Altra soluzione per ridurre l’effetto micro-mosso è quello di utilizzare un pulsante per lo scatto remoto della foto. Non va infatti sottovalutato l’effetto micro-mosso indotto dalla semplice pressione del tasto di scatto da parte del dito del fotografo: questo fattore può portare anche allo spostamento dell’inquadratura iniziale della scena. Per quanto possa essere ferma una mano, anche lo stesso battito del cuore del fotografo può causare un effetto micro-mosso!
Nel caso non si possedesse il pulsante di scatto remoto è facile ovviare a tale mancanza mendiante l’utilizzo dello scatto di foto in modalità autoscatto. Il tempo di 2 o più secondi consentirà infatti alla fotocamera stessa di ridurre il numero di vibrazioni indotte dalla pressione del pulsante di scatto, dandole il tempo per raggiungere la sua naturale posizione di equilibrio statico.

Inoltre, se la fotocamera lo permette, cercate di sfruttare la modalità che consente di lasciare lo specchio, quello che precede il sensore, sempre sollevato. Questo perchè anche se si effettua lo scatto della foto mediante un “telecomando” esterno, il solo movimento dello specchio che si alza e abbassa, può causare un effetto micro-mosso sulla foto.
E’ bene quindi poter riuscire a scattare la propria foto eliminando anche questo difetto introdotto da una parte meccanica in movimento all’interno della fotocamera stessa.

Illuminazione

Di fondamentale importanza nella fotografia macro è anche la scelta della giusta luminosità del soggetto da fotografare.

Nel caso di foto all’aperto abbiamo a nostra disposizione la luce naturale, diventa a questo punto importante cercare di individuare l’ora migliore per scattare la foto in base alla posizione del soggetto e al contesto generale.
Le foto possono essere scattate sia con le spalle al sole che fronte al sole, questo fattore dipende ovviamente dall’effetto che si desidera ottenere sul soggetto.

Macro di un fiore con luce solare lateraleMacro di un fiore con luce solare frontale

Nel caso di scatti macro in interni, si ha il vantaggio di riuscire a controllare direttamente ogni dettaglio dell’illuminazione artificale e non artificiale. E’ infatti possibile ottenere degli ottimi risultati mediante l’utilizzo delle sole luci a disposizione all’interno della casa. In entrambi i casi si presti bene attenzione alla scelta dello sfondo da tenere dietro al soggetto.

Fotografia macro con luci artificiali

Lo sfondo

Come per il concetto di fotografia classica, anche per la fotografia macro, la scelta dello sfondo non è sicuramente un fattore di seconda importanza. Si sconsiglia l’utilizzo di uno sfondo troppo complesso e dai colori troppo vivaci per evitare di spostare l’attenzione dell’occhio da quello che sia il concetto centrale della fotografia.
Va considerato inoltre che lo sfondo verrà sicuramente sfocato se il soggetto principale è stato messo correttamente a fuoco.

Macro di un bombo su un girasole

Flash per Macro

E’ sconsigliato l’utilizzo di un flash base per la realizzazione di fotografie macro: essendo l’oggetto in questione solitamente molto vicino alla fotocamera, il soggetto risulterà essere bruciato dalla luce del flash troppo vicino o completamente coperto dall’ombra causata dall’obiettivo.

Proprio per questa tipologia di fotografie si è pensato alla realizzazione di un apparato di illuminazione di tipo specializzato. L’intento di questi particolari apparati è di illuminare il soggetto da tutte le direzioni possibili in modo da evitare la creazione di fastidiose ombre.
Queste soluzioni spesso possono risultare molto costose, ma anche con sistemi da neanche un centinaio di euro è possibile ottenere ottimi risultati.

Flash Anulare

Falsh Anulare

Flash Anulare con Adattatore

Flash Anulare con adattatore

Flash Bilaterale

Flash Macro Bilaterale

 Il soggetto? Qualsiasi cosa!

Il bello della fotografia macro è che si possa rendere qualsiasi cosa interessante grazie al suo dettaglio. Si tratta quindi spesso di dar solo sfogo alla propria fantasia e alla propria creatività. Solitamente i soggetti predominanti nella fotografia macro sono gli animali e piccoli insetti, fiori e dettagli sulla vegetazione.

Macro di un geko su foglia

Nessuno però vieta di fotografare dei dettagli di una lattina, di una cassa acustica o di un mobile di legno.

 


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